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ASTORIsco

Si riprende, ma senti che c’è qualcosa che non va. Lo avverti. Lo percepisci. È venerdì, ricomincia la routine. Il fantacalcio, le partite. Ritorna la Serie A. “Ehi mi cambio un attimo e mettiamo la squadra ok?”.

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In effetti all’inizio non mi sono chiesto subito perché. L’aria strana si respirava, ma inconsciamente non mi sono fatto domande. È stato quando ho aperto il browser che me sono reso conto. Entrando nella schermata del sito Fantagazzetta.com  -come fanno milioni di ragazzi italiani ogni settimana-  per inserire la formazione della mia squadra di fantacalcio, ho avuto un tuffo al cuore.  L’ho visto. Ho visto il suo nome. Ed affianco aveva un asterisco.

Di solito, Fantagazzetta riserva un asterisco a chi si è trasferito in altri campionati e non è più disponibile. Magari fosse così. Quanto sarebbe bello. Invece no. Niente di tutto questo. Astori ha intrapreso un ultimo, lunghissimo viaggio, senza ritorno. “Peppì, non riesco a vedere quel maledetto asterisco” commento dopo avergli inviato lo screenshot. “Ne onoreremo la memoria fino alla fine del campionato. Noi due, da anni, manteniamo una certa empatia calcistica, da quando giocavamo da bambini nel parco fino ad oggi. Forse il destino ha voluto che in questa stagione lui fosse con noi”. Un brivido mi percorre la schiena.

Facciamo la squadra, lascio Peppe alle sue cose. Scendo, prendo l’auto. Devo fare una commissione. Mentre sono in macchina, continuo a pensare a quel maledetto asterisco. Un semplice simbolo. Di solito si usa per ricordare qualcosa. Probabilmente è così. Ci vuole ricordare che Davide Astori resta nei nostri cuori, e i diecimila in piazza a Firenze –più quelli dinanzi alle TV- che gli hanno reso omaggio lo dimostrano. Ci vuole ricordare che la vita va presa come la prendeva lui, di anticipo, con eleganza e col sorriso sulle labbra, senza sciupare il tempo ma valorizzandolo. Ci vuole ricordare che il calcio è uno sport splendido, che andrebbe preso come un gioco che unisce i colori, scevro da polemiche e violenza che invece li dividono, e troppo spesso lo dimentichiamo, il sottoscritto su tutti. Ci vuole ricordare che quel numero 13 vivrà per sempre nei cuori degli appassionati, di chi lo ha visto giocare. Quell’asterisco servirà a ricordare e…no, Davide, no. Non lo dimenticheremo.

Mentre penso a tutte queste cose, dalla radio Cremonini mi dice che “…non è più domenica…”. La marmellata #25 generalmente si mangia quando un calciatore che hai amato si ritira. Beh, stavolta è un grido straziante. Non sarà più domenica per tanto tempo.

Ho gli occhi lucidi. Buon viaggio, Davide.

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