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Il seme che Rafa piantò a Napoli…

Il Napoli di Sarri è figlio di un seme trapiantato da Rafa Benitez. A livello di filosofia di gioco e, ancor di più, a livello di “uomini”. L’ossatura della rosa del vate di Figline è composta perlopiù dai figli che il buon padre Rafa seppe portare al cospetto del Vesuvio. Reina, Albiol, Koulibaly, Mertens, quello col 9 che è andato a Torino, Callejon…sono tutti calciatori che, senza l’intercessione di Don Rafè, difficilmente avrebbero indossato la maglia azzurra.

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Rafa Benitez è andato via da Napoli dopo due stagioni. Nei suoi anni a Fuorigrotta ha saputo dividere la piazza come, forse, nessun altro: spaccata, divisa a metà, tra chi lo stimava profondamente e chi lo attaccava senza freni. Il Beniteziano però, è stato un periodo florido sotto alcuni aspetti che hanno fatto le fortune del Rinascimento Sarriano. Un gioco improntato sul controllo del possesso palla piuttosto che sulla speculazione. Una mentalità di gestione, ad ogni livello, più europea che nostrana. E poi l’approdo dei prestigiosi artisti di cui parlavamo poc’anzi.

Napoli non gli portò male, anzi. Rafa fu invitato – si fa per dire, venne pagato fior di quattrini, fossero tutti così gli inviti- a sedersi sulla prestigiosa panchina del Real Madrid, per la gioia di chi lo amava e la rabbia della controparte (conoscete la Storia, i secondi si ripresero la rivincita qualche mese dopo, al momento dell’esonero).

Tra qualche giorno anche Sarri e i suoi ragazzi si ritroveranno al Santiago Bernabeu. Se Benitez sia stato più luci che ombre o viceversa, lo lasciamo decidere a voi. Ciò che non si può negare è che la squadra e la società odierne, abbiano giovato dei principi europei importati da Rafa.

I concetti artistici introdotti dal mecenate Rafa, hanno influito sulla trasformazione Sarriana. Il toscano ha saputo introdurre un tipo di arte mai vista in Italia, un calcio fatto di traiettorie dipinte e sprazzi di classe e di colori. Come il viaggio di Don Rafè, dal San Paolo al Bernabeu, tra sogni e speranze, illusione e realtà. Speriamo che l’Azzurro possa brillare anche di fronte ai critici del Bernabeu, tra i più esigenti del Globo. La galleria di Madrid darà il responso.

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